103 1962 (?) estate, quando Claudia (Mara) venne a Sansepolcro e incontrò il maresciallo Medici, tosto lui.

dal film La Ragazza di Bube, interrogatorio.

Era una domenica d’estate del 1962, tardo pomeriggio quando il sole comincia a calare. Tanta gente a spasso per la Via Maestra e fuori la Porta Fiorentina, lo struscio. D’improvviso si sparse una voce:

“È arrivata Claudia Cardinale, è da Orfeo!”

Tutti velocemente si diressero verso l’albergo Orfeo lungo il viale Diaz. C’ero anch’io. In poco tempo la Via Maestra si svuotò. Per un posto come il Borgo, dove non succedeva nulla quasi mai, quello era davvero un grande evento.

Claudia Cardinale era venuta al Borgo!

Comencini stava realizzando il film “La Ragazza di Bube” dall’omonimo romanzo di Cassola. Aveva scelto Sansepolcro e Anghiari per girare alcune scene.

Qualcuno fra la folla accalcata davanti all’albergo gridò:

“Claudia! Claudia!”

In breve questo richiamo fu ripetuto da tanti altri scandendo all’unisono:

“Claudia! Claudia!!”

La folla fu accontentata e Claudia bellissima e radiante con un bel sorriso apparve alla finestra. La folla accontentata esplose in un clamoroso applauso e lei continuava a sorridere e a salutare con la mano.

Non ricordo quanto durò la scena ma alla fine tutti andarono a cena contenti.

Al Borgo girarono una scena all’interno del vecchio seminario. Il maestro Medici era stato scelto per fare il maresciallo dei Carabinieri che doveva interrogare Lara, lui voleva sapere:

“Dov’è Bube? Dov’è Bube?”

Comencini voleva che Mara durante l’interrogatorio, impaurita e intimidita, scoppiasse in un gran pianto, ma questa non ci riusciva; si disse allora che il maresciallo Medici, di sua iniziativa, diede un grande schiaffo (un ciurlone) a Claudia che, dapprima sorpresa e impreparata, cominciò a singhiozzare. La scena era riuscita.

Ma sarà vera?

Marblehead, 25 febbraio 2019

 

 

 

 

 

 

 

Come molti di voi sanno ho scritto un romanzo storico-erotico “L’Adele e Thaddeus”

La storia di passione si sviluppa in nove giorni quando Garibaldi con la sua legione passò per la Val Tiberina, fine luglio 1849. “In tempo di guerra non si perde tempo” Da tempo sto invano cercando di pubblicarlo senza successo. Se siete curiosi di leggere le prime due giornate delle avventure dei nostri eroi, questo è il link al mio blog:

https://faustobraganti.wordpress.com/

Il mio blog di memorie M’Arcordo… www.biturgus.com/

Ho pubblicato il libro “M’Arcordo…Storie Borghesi” che può essere acquistato nelle librerie di Sansepolcro. Regalate il libro M’Arcordo… sarà certo una dono gradito per i tutti i Borghesi vicini e lontani.

Questo è un breve filmato di Pascale dell’inizio della presentazione del libro avvenuto nella sala consiliare (quella che io chiamo “sala del biliardo”) del Comune di Sansepolcro, 25 aprile 2015.

Presentazione del libro “M’Arcordo…”

 

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102 1967-11 Alessio del Fiorentino

Sansepolcro, 1967, Alessio Uccellini con la sua immancabile bicicletta e sfoggiando il fiocco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Son già passato quattro anni dalla scomparsa di Alessio. Ci saranno mille e più modi per definire chi è un amico. Oggi voglio provare questa: l’amico è quello con cui puoi continuare una conversazione, anche se non lo vedi da anni, come se fosse stata interrotta la sera prima. E quando l’amico se ne va lo sentirai sempre vicino, tanto vicino da continuare quella conversazione con la tua mente e col tuo cuore.

Ecco quanto scrissi quando appresi della sua dipartita e la ripropongo a quelli che forse non la lessero:

Alessio per quanto ne sappia io non ha mai avuto un soprannome*, Alessio era più che sufficiente. Se proprio uno voleva strafare poteva aggiungere “del Fiorentino”, ma questo era come un titolo nobiliare.

Tanya, dopo aver appreso la triste notizia della sua morte in Facebook, me la l’ha subito comunicata, aggiungendo:

“Yes, he was a force.”

Penso che Tanya sin da quando era piccina voleva andare al Fiorentino proprio perché c’era Alessio, a lei i suoi giochi da prestigiatore interessavano più del cibo anche se poi quando arrivava col carrello dei dolci il suo volto si illuminava. Il problema era la scelta.

Moh v’arconto ‘na storia.

Febbraio 1991. Prima Guerra del Golfo, per ragioni di lavoro mi trovavo a Sorrento, niente male, molto meglio che esser stato convocato per una riunione a Pomezia. Ovunque si respirava un’aria pesante come se la guerra fosse dietro l’angolo, come se dovessi aspettare uno sbarco imminente di truppe nemiche.

“Le vele nere all’orizzonte! Mamma li turchi!”

Finito il mio progetto in anticipo decisi di partire da Sorrento per passare alcuni giorni a Sansepolcro. Era una domenica mattina, traffico inesistente, strade e autostrade deserte. Arrivai al Borgo verso l’una, non mi piaceva l’idea di piombare in casa di parenti o amici così d’improvviso, inaspettato. C’era un solo posto dove potevo andare per pranzo: il Fiorentino, in fondo era un po’ come andare a casa. Decisi poi di rimanere anche a dormire, ma questa è un’altra storia. Credo d’essere uno dei pochi Borghesi che abbia dormito al Fiorentino.

Allora, dopo quel lungo viaggio in macchina, ero contento di salire quelle scale conosciute per raggiungere il ristorante al secondo piano, non ci sarebbero state sorprese, mentalmente vedevo il menu, sapevo che la tradizione sarebbe stata mantenuta. Entrai e non vidi nessuno, mi diressi verso la sala da pranzo sulla sinistra ed era vuota. Nessuno! Tutti quei tavoli apparecchiati e non c’era nessuno. Ma cos’era successo, domenica per pranzo e al Fiorentino non c’era neanche un cliente, impossibile, impensabile!

Comparve Alessio, e un po’ sconsolato con un sorriso moscio, ma sempre con l’immancabile papillon, mi disse:

“C’è la guerra, la gente ha paura, sta in casa. Non hanno studiato la geografia, non sanno dove sia Bagdad, credono che sia dopo Umbertide.”

E aggiunse, con un gesto della mano e una parvenza d’inchino, indicandomi la sala:

“Dove ti vuoi mettere a sedere? Scegli, e so dove andrai, il tuo tavolo preferito è disponibile.” Lui mi conosceva.

Naturalmente scelsi il “mio” posto sull’angolo, accanto alla vetrinetta piena di cimeli.

Mangiare da solo può esser deprimente, ma diciamo che ho una certa esperienza in proposito, ma quella domenica era differente, era addirittura assurda: non mi era mai successo d’essere stato in un ristorante completamente vuoto e forse Alessio lo capì.

“Mi posso sedere? Devo pur mangiare”

“Ma che scherzi?”

Andò in cucina per poi ritornare con un piatto col suo pranzo e si sedette al tavolo con me. Dopo tutto fu molto piacevole e non ci mancarono argomenti per conversare. Alla fine del pranzo chiesi il conto.

“Ma che scherzi? Fa conto che t’ho ‘nvitato a chesa mia pel pranzo de la domenica.”

Alessio, quando arriverà il mio turno, spero proprio di potermi intrufolare in quell’Olimpo dove tu assieme a tanti grandi ristoratori vi darete da fare per preparare banchetti favolosi che durano un’eternità, e non avremo problemi di colesterolo.

Dopo aver pubblicato questo, ci sono stati degli amici che mi hanno ricordato che ci fu un tempo in cui alcuni lo chiavano “ucello”. Vero! Me n’ero scordato.

 Marblehead, 12 febbraio 2019

Come molti di voi sanno ho scritto un romanzo storico-erotico “L’Adele e Thaddeus”

La storia di passione si sviluppa in nove giorni quando Garibaldi con la sua legione passò per la Val Tiberina, fine luglio 1849. “In tempo di guerra non si perde tempo” Da tempo sto invano cercando di pubblicarlo senza successo. Se siete curiosi di leggere le prime due giornate delle avventure dei nostri eroi, questo è il link al mio blog:

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Questo è un breve filmato di Pascale dell’inizio della presentazione del libro avvenuto nella sala consiliare (quella che io chiamo “sala del biliardo”) del Comune di Sansepolcro, 25 aprile 2015.

Presentazione del libro “M’Arcordo…”

 

101 1966-03 Sansepolcro, Gastone Dindelli, detto ’l Lili

Sansepolcro 1966-03 il Lili al carnevale di Luigino

Tutti lo conoscevano come ’l Lili. Quasi nessuno lo sapeva, ma anche lui aveva un vero nome e cognome: Gastone Dindelli ed era di Porta Romana.

Era un operaio alla Buitoni, ma non so cosa facesse, di certo non caricava gli autotreni.

Negli anni ’50 veniva spesso al caffè di Bruno Fiordelli, per la Via Maestra. Era molto rispettoso nei confronti di mio padre, che in qualche maniera cercava d’aiutarlo e di proteggerlo.

Girava con una Lambretta ed in quel piccolo mondo d’allora in teoria era un nemico: noi avevamo la Vespa.

Anni dopo, quando scoprii ch’aveva comprato un’Ape gli dissi: “Finalmente sei passata dalla parte giusta!”

Come ho già narrato in un M’Arcordo… a lui dedicato (#8) fu epico il suo viaggio da Sansepolcro a Miramare, quando seguendo mio padre che era in in Vespa, lui si perse a Rimini. Si accorse d’aver sbagliato solo quando arrivato fino a  San Marino scopri che quello che aveva seguito non era più ’l mi’ babbo.

Nella mitologia del Borgo si racconta d’una gran festa, si voleva celebrare la fine della guerra (credo nell’inverno ’45 ’46) e la pace ritrovata. Il momento culminante fu quando il Lili comparve sul palcoscenico del Teatro Dante, impersonando Vittorio Emanuele III in alta uniforme col képi impennacchiato  e tirandosi dietro uno sciabolone più grande di lui.  Sembrava che il teatro venisse giù dalle risate. La drammatica scena si concluse quando dopo un breve processo il re fu condannato a morte. Comparve allora un plotone d’esecuzione armato di bottiglie di spumante e il povero Lili, re per un’ora ma fiero fino all’ultimo respiro, offri il suo petto multi decorato e fu così abbattuto con una raffica di tappi.

Feci questa foto del Lili scolaro col grembiulino nero davanti alla chiesa del Sacro Cuore, durante una festa di Carnevale organizzata da Luigino Chimenti, era il 1966.

“Scolaro Dindelli Gastone.”

“Presente!” 

La seconda foto è dell’ottobre 1985; avevo accompagnato la mi’ mamma dal Dott. Martini e nella sala d’attesa incontrai il Lili, mi disse che stava male, era triste. Questa fu l’ultima volta che lo vidi.  

Marblehead, 26 gennaio 2019

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Presentazione del libro “M’Arcordo…”

 

100 1981-09 Sansepolcro, Vasco Dindelli e Tullio Tanfi.

1981-09 Vasco e Tullio sanno tutto di tutti.

 

 

 

 

 

 

 

Spesso, direi quasi sempre, durante le mie visite a Sansepolcro sono andato in giro con la macchina fotografica al collo, “come un giapponese!” diceva qualcuno. Ho cercato per quanto m’era possibile di cogliere le immagini fuggenti di quegli amici e conoscenti che avevo lasciato.

E spesso proprio loro mi chiedevano: “Ma perché sei andato via? Qui se sta bene, e tu non avevi mica bisogno di partire.” Forse si sentivano traditi?

Se Vasco e Tullio (che poi si pronuncia “Tuglio”) fossero con noi oggi avrebbero tutte le risposte ai nostri quesiti sulla gente e sui pettegolezzi del Borgo che non c’è più. Risolverebbero tutti i nostri dubbi. Vasco da sempre impiegato all’anagrafe del comune e Tuglio barbiere conoscevano tutti e sapevano tutto, anche le vicende più segrete.

Vasco era un amico di famiglia, anche lui era di via San Puccio come la mi’ mamma, quando la via non sfondava. Mi domando cosa avrebbe detto del ristorante cinese quasi sotto casa sua. Ad un certo punto inaspettatamente ebbe un ruolo importante nella mia vita. Un suo intervento o meglio un suo non intervento mi permise di partire per l’America, ma questa è un’altra storia e non so se mai la scriverò. Verba volant, scripta manent. Posso dire che la storia ha toni da romanzo di spie internazionali e agenti segreti, con alla fine un incontro segreto nel Duomo deserto, eravamo seduti sull’ultima panca.

Tuglio era il barbiere perfetto, ed era anche il mio, e come in quest’immagine mi accoglieva sempre col suo sorriso. Durante le mie visita andavo sempre da lui a farmi i capelli, anche quando non ne avevo bisogno, mi sentivo bene su quella sedia dove certo s’era seduto anche mio nonno. Era sempre pronto ad aggiornarmi su quello che era successo, mi faceva sentir parte della comunità. Credo sia stato l’ultimo gestore dell’antica barbieria che da sempre era per la Via Maestra, davanti alla Farmacia Galardi, quella dove mi dicevano che tant’anni prima aveva lavorato anche il mitico Cingnio, protagonista o meglio vittima di storiche beffe.  

Marblehead, 24 gennaio 2019

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099 Sansepolcro, 1950 circa, la fragolata.

1950 scampagnata per raccogliere le fragole

Verso il 1950 ancora si sentiva l’eco della guerra e la pace ritrovata, anche se le paure erano tante, accumunava molti con un senso di ottimismo o almeno il desiderio di divertirsi, di essere assieme, almeno fin a quando dura.

La guerra fredda faceva venire i brividi a molti, ma quel giorno vecchi fascisti e giovani comunisti erano tutti amici accomunati nello stesso obbiettivo: trovare le fragoline di bosco.

Infatti nel dopoguerra, quando arrivava l’estate, molti dei dipendenti della Buitoni di Sansepolcro, impiegati e operai, organizzavano grandi scampagnate, una di questa era la famosa “Fragolata”. Il nome stesso non lasciava dubbi su quale fosse l’obbiettivo dell’allegra comitiva, trovare e mangiare le fragoline di bosco. Era una scampagnata pericolosa, bisognava stare accorti, c’erano le vipere, che non amano esser disturbate.

Queste due immagini hanno immortalato una di queste scampagnate nelle montagne sopra Sansepolcro, forse i Prati Alti?

Al centro con gli occhiali Renato Braganti (il mi’ babbo) alla sua destra mi pare ci sia il Maggini, stava in via San Puccio, come al solito riconosco molti altri, ma mi sfuggono i nomi.

Aiutatemi. 

Marblehead, 13 gennaio 2019

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098 Sansepolcro, 1963 8 settembre, Palio della Balestra in piazza Torre di Berta.

Sansepolcro, 8 settembre 1963 Palio della Balestra

 

Con il mese di settembre a Sansepolcro arriva il Palio della Balestra, la storica tenzone fra i Balestrieri di Sansepolcro con i fratelli nemici di Gubbio.

Anche in questa occasione Messeri e Madonne aspettano che i baldi balestrieri si apprestino a tirare le loro verrette sul corniolo e che vinca il migliore, ma è sempre meglio se è uno dei nostri.

Molti son quelli che riconosco ma non ne ricordo i nomi.

Il primo sulla sinistra di profilo è il Mosconi, donzello comunale. Era proprio lui quello che puntualmente in quegli anni si presentava al Palio di Sant’Egidio (1 settembre) con i soldi del lascito (ma lascito di chi?) che veniva dato al vincitore; questi portava a casa il corniolo ma non metteva i soldi in tasca, ma con gli stessi offriva la cena a tutti i balestrieri, alla fine eravamo sempre tutti vincitori.

La bella Madonna dalle trecce lunghe seduta in prima fila è Leda Vaglini, un’amica che ancora incontro regolarmente assieme al marito Beppe quando vengo al Borgo.

Ne riconoscete altri? Quelli in basso sulla destra sono di Gubbio.

Fausto Braganti

ftbraganti@verizon.net

Marblehead, 6 gennaio 2019

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097 1955 Sansepolcro, il pallaio delle bocce dietro la tribuna del campo sportivo.

Sansepolcro 1955, si gioca alle bocce

Giocare alle bocce era una cosa seria, e dalla foto sembra normale avere camicia e cravatta. Il silenzio era d’obbligo quando un giocatore si apprestava a lanciare la boccia, doveva concentrarsi. Prendere la mira seguiva tutto un rituale e i veri passetti per posizionarsi nella maniera giusta potevano assomigliare un po’ a quelli d’un ballerino. Se il giocatore tirava un bel colpo allora sì che c’erano commenti d’assenso anche ad alta voce.

Ricordo che fu un grande evento quando inaugurarono questo pallaio dietro la tribuna del campo sportivo Buitoni. Turiddo controllava che tutto si svolgesse bene senza problemi e senza dispute. Io ci andavo col mi’ babbo quasi ogni domenica mattina, lui non giocava ma gli piaceva seguire i vari campioni.

Di certo a Sansepolcro c’erano altri pallai, ma non me ne ricordo. Pochi anni dopo, quando i nostri parenti Antonelli della Pieve Vecchia aprirono il caffe, alimentari nonché tabaccheria oltre il cimitero, lunga quella che oggi si chiama via dei Visconti, offrirono ai clienti anche la possibilità di giocare a bocce.

Quelli che riconosco: In piedi da sinistra maglietta bianca Silvano Luzzi, seduto al centro con gli occhiali, giacca e cravatta Renato Braganti (il mi’ babbo) alla sua sinistra Fausto Braganti (sono io!) la bambina alla sua destra mi pare la Parisina Canosci; da qualche parte, ma non si vede, ci doveva essere suo padre Adriano Canosci, il giornalista della Nazione, di certo avrà poi scritto un articolo, forse era una gara importante, un campionato di bocce.  

Marblehead, 3 gennaio 2019

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