099 Sansepolcro, 1950 circa, la fragolata.

1950 scampagnata per raccogliere le fragole

Verso il 1950 ancora si sentiva l’eco della guerra e la pace ritrovata, anche se le paure erano tante, accumunava molti con un senso di ottimismo o almeno il desiderio di divertirsi, di essere assieme, almeno fin a quando dura.

La guerra fredda faceva venire i brividi a molti, ma quel giorno vecchi fascisti e giovani comunisti erano tutti amici accomunati nello stesso obbiettivo: trovare le fragoline di bosco.

Infatti nel dopoguerra, quando arrivava l’estate, molti dei dipendenti della Buitoni di Sansepolcro, impiegati e operai, organizzavano grandi scampagnate, una di questa era la famosa “Fragolata”. Il nome stesso non lasciava dubbi su quale fosse l’obbiettivo dell’allegra comitiva, trovare e mangiare le fragoline di bosco. Era una scampagnata pericolosa, bisognava stare accorti, c’erano le vipere, che non amano esser disturbate.

Queste due immagini hanno immortalato una di queste scampagnate nelle montagne sopra Sansepolcro, forse i Prati Alti?

Al centro con gli occhiali Renato Braganti (il mi’ babbo) alla sua destra mi pare ci sia il Maggini, stava in via San Puccio, come al solito riconosco molti altri, ma mi sfuggono i nomi.

Aiutatemi. 

Marblehead, 13 gennaio 2019

Come molti di voi sanno ho scritto un romanzo storico-erotico “L’Adele e Thaddeus”

La storia di passione si sviluppa in nove giorni quando Garibaldi con la sua legione passò per la Val Tiberina, fine luglio 1849. “In tempo di guerra non si perde tempo” Da tempo sto invano cercando di pubblicarlo senza successo. Se siete curiosi di leggere le prime due giornate delle avventure dei nostri eroi, questo è il link al mio blog:

https://faustobraganti.wordpress.com/ 

Il mio blog di memorie M’Arcordo… www.biturgus.com/

Ho pubblicato il libro “M’Arcordo…Storie Borghesi” che può essere acquistato  nelle librerie di Sansepolcro. Regalate il libro M’Arcordo… per Natale, sarà certo una dono gradito per i tutti i Borghesi vicini e lontani.

Questo è un breve filmato di Pascale dell’inizio della presentazione del libro avvenuto nella sala consiliare (quella che io chiamo “sala del biliardo”) del Comune di Sansepolcro, 25 aprile 2015.

Presentazione del libro “M’Arcordo…”

 

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098 Sansepolcro, 1963 8 settembre, Palio della Balestra in piazza Torre di Berta.

Sansepolcro, 8 settembre 1963 Palio della Balestra

 

Con il mese di settembre a Sansepolcro arriva il Palio della Balestra, la storica tenzone fra i Balestrieri di Sansepolcro con i fratelli nemici di Gubbio.

Anche in questa occasione Messeri e Madonne aspettano che i baldi balestrieri si apprestino a tirare le loro verrette sul corniolo e che vinca il migliore, ma è sempre meglio se è uno dei nostri.

Molti son quelli che riconosco ma non ne ricordo i nomi.

Il primo sulla sinistra di profilo è il Mosconi, donzello comunale. Era proprio lui quello che puntualmente in quegli anni si presentava al Palio di Sant’Egidio (1 settembre) con i soldi del lascito (ma lascito di chi?) che veniva dato al vincitore; questi portava a casa il corniolo ma non metteva i soldi in tasca, ma con gli stessi offriva la cena a tutti i balestrieri, alla fine eravamo sempre tutti vincitori.

La bella Madonna dalle trecce lunghe seduta in prima fila è Leda Vaglini, un’amica che ancora incontro regolarmente assieme al marito Beppe quando vengo al Borgo.

Ne riconoscete altri? Quelli in basso sulla destra sono di Gubbio.

Fausto Braganti

ftbraganti@verizon.net

Marblehead, 6 gennaio 2019

Come molti di voi sanno ho scritto un romanzo storico-erotico “L’Adele e Thaddeus”

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Presentazione del libro “M’Arcordo…”

 

097 1955 Sansepolcro, il pallaio delle bocce dietro la tribuna del campo sportivo.

Sansepolcro 1955, si gioca alle bocce

Giocare alle bocce era una cosa seria, e dalla foto sembra normale avere camicia e cravatta. Il silenzio era d’obbligo quando un giocatore si apprestava a lanciare la boccia, doveva concentrarsi. Prendere la mira seguiva tutto un rituale e i veri passetti per posizionarsi nella maniera giusta potevano assomigliare un po’ a quelli d’un ballerino. Se il giocatore tirava un bel colpo allora sì che c’erano commenti d’assenso anche ad alta voce.

Ricordo che fu un grande evento quando inaugurarono questo pallaio dietro la tribuna del campo sportivo Buitoni. Turiddo controllava che tutto si svolgesse bene senza problemi e senza dispute. Io ci andavo col mi’ babbo quasi ogni domenica mattina, lui non giocava ma gli piaceva seguire i vari campioni.

Di certo a Sansepolcro c’erano altri pallai, ma non me ne ricordo. Pochi anni dopo, quando i nostri parenti Antonelli della Pieve Vecchia aprirono il caffe, alimentari nonché tabaccheria oltre il cimitero, lunga quella che oggi si chiama via dei Visconti, offrirono ai clienti anche la possibilità di giocare a bocce.

Quelli che riconosco: In piedi da sinistra maglietta bianca Silvano Luzzi, seduto al centro con gli occhiali, giacca e cravatta Renato Braganti (il mi’ babbo) alla sua sinistra Fausto Braganti (sono io!) la bambina alla sua destra mi pare la Parisina Canosci; da qualche parte, ma non si vede, ci doveva essere suo padre Adriano Canosci, il giornalista della Nazione, di certo avrà poi scritto un articolo, forse era una gara importante, un campionato di bocce.  

Marblehead, 3 gennaio 2019

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Presentazione del libro “M’Arcordo…”

 

096 1950 circa il Sor Marco senza cravatta, scampagnata ai Prati Alti sopra Sansepolcro.

1950 circa Sor Marco Buitoni senza cravatta

Penso che sia una foto rarissima, documento d’un evento quasi storico, il Sor Marco Buitoni si è tolto la cravatta, ma non la giacca.

Il Sor Marco, in piedi al centro in alto, in questa occasione si è unito ad un gruppo di operai che hanno organizzato una scampagnata ai Prati Alti, sopra Sansepolcro. Era un gesto tipico della vecchia gestione paternalistica che voleva dimostrare l’amicizia, l’accessibilità, del padrone verso gli operai. Nel caso specifico del Sor Marco posso aggiungere, per quello che sentivo dire da mio padre, che lui era sempre pronto ad ascoltare le richieste di chi aveva bisogno, era generoso.

Penso che questi eventi vennero organizzati fino agli anni sessanta, poi arrivarono gli esperti a modernizzare l’industria.

Il mi’ babbo nella foto è seduto al centro, proprio sotto di lui, con gli occhiali e il cappelluccio bianco. Il mi’ babbo aveva una funzione di filtro, era lui che andava dal Sor Marco a presentare le richieste individuali.

Nota: il Sor Marco preferiva portare scarpe con i bottoni, quelle che non si allacciano ma si deve usare un piccolo uncino per tirare il bottone entro l’occhiello. Ricordo che una volta parlando con mio padre si lamentava perché era rimasto solo un calzolaio ad Anghiari capace di fargli le scarpe coi bottoni. Ero piccolo e questo mi pareva strano.

Marblehead, 2 gennaio 2019

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095 1978 10 settembre, Sansepolcro, l’ultima volta che ho tirato in piazza.

10 settembre 1978 Palio della Balestra a Sansepolcro

Ecco l’ultima volta che ho tirato in un Palio della Balestra in piazza Torre di Berta a Sansepolco, sotto l’occhio attento di Lolo Tricca. Franco Trappoloni si è allineato osservando la traiettoria della verretta, che era poi la sua come la balestra; infatti fu Franco che mi aveva invitato a tirare, la mia balestra era fuori uso.

Fu un’ottima giornata per i Borghesi, primo Silvio Panichi, secondo Fausto Braganti e terzo Giovanni Cesarini. Piazzarmi secondo fu una sorpresa non solo per me ma anche per molti altri. Ero arrivato il giorno prima e avevo fatto due tiri di prova. Ancora una volta:

“Grazie Franco!” 

Successivamente ho tirato a vari Palii di Sant’Egidio, 1 settembre.

 

Marblehead, 1 gennaio 2019

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094 2018, dicembre, Danvers Massachusetts, Buitoni a Market Basket.

Penso che una comune esperienze di tutti quelli che sono al giro per il mondo sia la classica domanda quando incontrano un connazionale:

“Ma Lei di dove è?”

Immaginate quante volte mi è stata rivolta questa domanda negli ultimi 50 anni. La mia risposta “Sansepolcro” ha sempre avuto una prevedibile tipologia di reazioni negli interlocutori. Una buona parte rimane sorpresa, prima perché non lo conoscono e poi perché il nome non è bello, semplicemente macabro. Penso che questa sia la ragione che fra di noi lo usiamo ben poco, noi siamo Borghesi e siamo del Borgo. Penso che questa sia anche la ragione perché i nostri antenati ebbero la necessità di riscoprire una dubbia origine in una fantomatica Biturgia. Volevano liberarsi del “sepolcro”. Lo stesso stemma col sarcofago, benché sia quello di Cristo, può far storcere la bocca a molti. Perso che proprio per questo il Podestà Angelo Mariucci aggiunse il Cristo Risorgente al sarcofago.

Alcuni hanno sentito dire Sansepolcro ma poi non sanno dove sia e spesso aggiungono “Umbria?” La risposta è sempre enfatica “Ma no, Toscana!” A questo ci teniamo moltissimo. Quello che sovente aggiungiamo con fierezza, “La città di Piero della Francesca.” Diciamo che negli ultimi anni il nome di Piero e le sue opere sono molto più conosciuti. Poi per finire “pasta Buitoni”. Questo era ed è la chiarificazione che ha il cento per cento dei consensi, tutti conoscono la “pasta Buitoni”, anche se i giorni di gloria sono finiti nel passato. I nomi di altre paste hanno preso il sopravvento.

Pasta Fresca Buitoni distribuita negli Stati Uniti

Oggi negli Stati Uniti vengono venduti solo prodotti Buitoni tipo paste fresche e sughi, la scelta e grande come lo è anche la distribuzione, ma niente spaghetti o rigatoni.

Ho visto questa vetrina la settimana scorsa. Rimane solo un dubbio: la scelta. Amici Borghesi non preoccupatevi, nell’incertezza non ho comprato niente, il confronto con la mi mamma sarebbe stato inevitabile.

Non si trovano più gli spaghetti o altri tipi di pasta secca una volta prodotti nello stabilimento di Hackensuck New Jersey, quello voluto da Giovanni Buitoni. Non ho mai visto quelli importati dall’Italia. Il mercato americano è dominato da Barilla, che da qualche parte hanno uno stabilimento, che originalmente era stato costruito da Spigadoro di Bastia Umbra.

Giovanni Buitoni aveva iniziato l’avventura americano proprio prima della guerra. Il grande lancio iniziò negli anni cinquanta, anche col contributo di diversi Borghesi che si trasferirono in New Jersey.

Seguirono anni di espansione, del gran successo della Buitoni in Europa, come in America. I prodotti venivano spediti in tutto il mondo.

Pubblicita’ televisiva 1967

Nel film “Un Italiano in America” (1967) Alberto Sordi, un benzinaio d’una stazione di servizio alla periferia di Roma, si ritrova in poche ore sul palcoscenico d’uno studio televisivo a New York dove, in un programma seguito da milioni di spettatori, incontra il padre che non aveva mai conosciuto, Vittorio de Sica. La scena dai toni melodrammatici viene d’improvviso interrotta dalla pubblicità e cosa poteva esser meglio d’un bel pacco di spaghetti Buitoni? Ve lo ricordate? Giovanni Buitoni aveva fatto un altro bel colpo, di gran successo.

 

Marblehead, 12 dicembre 2018

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093 2018, quel primo aprile fu solo l’inizio. Viva i Triumviri! Vogliamo il Portone a Porta Fiorentina.

Sansepolcro, Maurizio, Alessandro e Federico gli arditi Triumviri che fecero l’impresa

Ieri abbiamo appreso con soddisfazione che la vicenda del Portone smembrato si è conclusa dopo otto mesi; si è conclusa bene, archiviata.

Maurizio, Alessandro e Federico, gli eroici arditi Triumviri che quel memorabile primo aprile fecero l’impresa, hanno provato un senso di sollievo; non saranno spediti alla Fortezza di Piombino, quella destinata ai Carbonari (nel 1849 ci finirono due Borghesi), quella con le celle che si allagano due volte al giorno con le maree. Chiudere una porta, bloccare una strada o un ponte è un reato gravissimo, come costruire una barricata, è un atto sovversivo, un aperto invito alla rivolta contro l’ordine costituito. Ricordo una lunga lezione in proposito all’università e i possibili rischi d’abuso di potere.

L’istallazione del Portone, ma piace chiamarlo anche l’Uscio, fu un evento memorabile. Mi reputo fortunato, molto fortunato; io, che mi trovavo al Borgo per solo pochi giorni, fui testimone della sua breve e fulgida gloria durata solo poche ore, prima del triste abbattimento.

È stato già scritto molto della genialità dell’idea e della sua realizzazione, il Triumvirato d’Azione aveva ancora una volta a superato se stesso! Questo atto unì anche tutti i Borghesi, per una volta, direi evento raro nella storia, i Borghesi si son trovati tutti d’accordo. E forse fu proprio quell’atto di distruzione il catalizzatore che unì tutti, di qualsiasi parte politica fossero.

Dopo pochi giorni Sonia Fortunato mi chiamò: grande adunata a Porta Fiorentina per dimostrare la solidarietà verso gli audaci Triumviri e vennero in tanti. Io purtroppo ero già partito. L’evento ispirò anche Donatella Zanchi a scrivere una simpaticissima poesia.

Io che m’arcordo sempre del passato questa volta invito invece a parlare del futuro, e ora che facciamo?

“Borghesi di tutto il mondo uniti! Vogliamo il Portone!”

Questo è il momento di organizzarci, l’obbiettivo è quello di iniziare una tradizione. Una tradizione che ci farà sorridere soddisfatti, che ci farà sentire uniti, che ci ricorderà che quello che abbiamo in comune e di gran lunga più grande di quello che ci divide, che ci aiuta a mantener la nostra identità ovunque noi siamo.

Diciamo che l’evento del primo aprile 2018 è stato solo l’inizio, dobbiamo creare una ricorrenza che si ripeterà ogni anno, iniziare una tradizione. Potremmo scegliere la prima domenica d’aprile per istallare nuovamente il portone, dopo avere ottenuto tutti i permessi e timbri necessari. Son certo che l’amministrazione comunale darà tutto il suo sostegno.

Personalmente sarò contento di offrire il mio contributo per coprire i costi per ricostruire la porta.

Sansepolcro 1 aprile 2018, l’istallazione del Portone, ebbe vita breve.

Dovrebbe essere un giorno di gran festa.: giostre, banchini, venditori di croccanti e brigidini, palloncini e magari una gran cena lungo le mura, dove adesso c’è il parcheggio.

O dimenticavo, voglio che la Giuliana del Barna faccia le ciacce fritte.

La data potrebbe cambiata in caso ci fosse conflitto con le Fiere di Mezza Quaresima.

C’acechi, ch’abruci, artonno anch’io!

 ftbraganti@verizon.net

Marblehead, 5 dicembre 2018

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